Servi, buffoni e pitocchi hanno da sempre avuto sulle tavole del palcoscenico la medesima dignità di re, eroi e condottieri. La storia del teatro è felicemente popolata da protagonisti di povera condizione, capaci di ridere delle proprie stesse miserie, e soprattutto pronti, ogni giorno, a reinventarsi la vita.
Di questa festante genìa sono evidentemente eredi i bizzarri protagonisti di Caviale e lenticchie, componenti duna famiglia popolare cui le ingegnose ribalderie del capofamiglia regalano ogni giorno più sogni che denari.
Allalba degli anni quaranta, in una riadattata soffitta illuminata dai tetti assolati della città sottostante, le invenzioni del sedicente commendatore Leonida Bagoloni coinvolgono in un unico vortice i sogni un pò repressi della sua donna Valeria e quelli ancora limpidi della figlia Fiorella, le fantasie teatrali della sorella Matilde e le accomodanti astuzie del dirimpettaio Antonio.
Ad attraversare le loro storie, ci sono anche un figlio stralunato, un mariuolo dal cuore tenero, un portinaio sempre alla porta, e persino un nonno a noleggio.
Quando poi a costoro si aggiungono un emozionabile giovinetto dellaltasocietà con tanto di mamma-Contessa apprensiva, una Contessina allagioiosa scoperta delle altrui sofferenze, un Barone un pò tirchio e un subdolo tutore, tutti improvvisamente si ritrovano immersi in una appassionante trama a tinte gialle, con contorno di spari e sussulti, apparizioni e misteri.
La commedia allora festosamente esplode, lambisce i confini della farsa,dispensa ininterrottamente comicità ed emozioni mescolando teatro e vita, finzione e realtà. E, prima che si spengano le luci della ribalta, regala al termine un lieto fine che lascia in realtà tutto come prima, e ciascuno ancora una volta proteso a rincorrere e coltivare i suoi sogni.
La commedia, qui originalmente riadattata da La Barcaccia con lo sguardo attento ai ben più frenetici ritmi del nostro tempo, è stata scritta nel 56 da Scarnicci e Tarabusi, due maestri del nostro teatro leggero e di rivista, che hanno visto peraltro questa loro rarissima opera in prosa rappresentata un pò ovunque e tradotta in molte lingue, dallinglese al francese, sino al russo e al giapponese. Essa rappresenta un esempio significativo di quellalto artigianato teatrale, purtroppo sconosciuto alla gran parte degli autori di oggi: unica effettiva àncora di salvezza, a nostro avviso, per un teatro di prosa non più condannato soltanto a ripetere se stesso o confuso con esibizioni monologanti o sperimentazioni di retroguardia, bensì degno ancora delle sue origini e della sua storia scintillante.