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Caviale e Lenticchie

Di Scarnicci e Tarabusi
Regia: Roberto Puliero

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Con

Roberto Puliero
Michela Zanetti
Kety Mazzi
Davide Valieri
Camillo Coronella
Silvia Mantovani
Fernanda Vettorello
Franca Corradini
Nicola Cancian
Paolo Martini
Antonio Toma
Franco Cappa
Giorgio Rosa
Giuseppe Vit

Scene

Gino Copelli

Costumi

Kety Mazzi

Musiche

Giuliano Crivellente e Giannantonio Mutto

Personaggi

Leonida
Valeria
Matilde
Antonio
Raimondo
Fiorella
la Contessa
Milena
Nicoletto
Riccardo
Velluto
il Barone
il nonno
Marcello

Tecnici luci audio

Franco Sollazzo e Luciano Bonato

Sarta

Elena Cona

Montaggio

Graziano Motta

Trama

Servi, buffoni e pitocchi hanno da sempre avuto sulle tavole del palco­scenico la medesima dignità di re, eroi e condottieri. La storia del teatro è felicemente popolata da protagonisti di povera condizione, capaci di ridere delle proprie stesse miserie, e soprattutto pronti, ogni giorno, a reinventarsi la vita. Di questa festante genia sono evidentemente eredi i bizzarri protagonisti di "Caviale e lenticchie", componenti d'una famiglia popolare cui le ingegno­se ribalderie del capofamiglia regalano ogni giorno più sogni che denari. All'alba degli anni quaranta, in una riadattata soffitta illuminata dai tetti assolati della città sottostante, le invenzioni del sedicente "commendato­re" Leonida Bagoloni coinvolgono in un unico vortice i sogni un pò repressi della sua donna Valeria e quelli ancora limpidi della figlia Fiorella, le fantasie teatrali della sorella Matilde e le accomodanti astuzie del dirim­pettaio Antonio.

Ad attraversare le loro storie, ci sono anche un figlio stralunato, un mariuo­lo dal cuore tenero, un portinaio sempre alla porta, e persino un nonno a noleggio. Quando poi a costoro si aggiungono un emozionabile giovinetto dell'alta società con tanto di mamma-Contessa apprensiva, una Contessina alla gioiosa scoperta delle altrui sofferenze, un Barone un pò tirchio e un subdo­lo tutore, tutti improvvisamente si ritrovano immersi in una appassionante trama a tinte gialle, con contorno di spari e sussulti, apparizioni e misteri.

La commedia allora festosamente esplode, lambisce i confini della farsa, dispensa ininterrottamente comicità ed emozioni mescolando teatro e vita, finzione e realtà. E, prima che si spengano le luci della ribalta, regala al termine un "lieto fine" che lascia in realtà tutto come prima, e ciascuno ancora una volta proteso a rincorrere e coltivare i suoi sogni. La commedia, qui originalmente riadattata da "La Barcaccia" con lo sguardo attento ai ben più frenetici ritmi del nostro tempo, è stata scritta nel '56 da Scarnicci e Tarabusi, due maestri del nostro teatro leggero e di rivista, che hanno visto peraltro questa loro rarissima opera in prosa rap­presentata un pò ovunque e tradotta in molte lingue, dall'inglese al fran­cese, sino al russo e al giapponese. Essa rappresenta un esempio signifi­cativo di quell'alto artigianato teatrale, purtroppo sconosciuto alla gran parte degli autori di oggi: unica effettiva àncora di salvezza, a nostro avvi­so, per un teatro di prosa non più condannato soltanto a ripetere se stesso o confuso con esibizioni monologanti o sperimentazioni di retroguardia, bensì degno ancora delle sue origini e della sua storia scintillante.

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