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Il Feudatario

di Carlo Goldoni
Regia: Roberto Puliero

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Con

Roberto Puliero
Giulia Vespertini
Franco Cappa
Kety Mazzi
Marco Consolati
Francesco Puliero
Giuseppe Vit
Davide Valieri
Bruno Consolati
Giorgio Rosa
Giovanni Domaschio
Delia Lorenzi
Sara Turata
Serena Vinco
Marco Bagnara

Scene

Gino Copelli

Costumi

Kety Mazzi

Musiche

Giuliano Crivellente

Personaggi

Nardo
Rosaura
Pantalone
Beatrice
Florindo
Cecco
Mengone
Arlecchino
Pasqualotto
Marcone
Pandolfo
Ghitta
Giannina
Olivetta
il Cancelliere

Sarta

Liliana Goroian

Tecnici luci e audio

Simone Rossetto, Claudia Stefani, Franco Sollazzo

Trama

Lo spettacolo è frutto della preziosa riscoperta di un testo goldoniano insieme misconosciuto e sorprendente, nato proprio in territorio veronese durante un breve soggiorno dell'Autore nel feudo di Sanguinetto, dev'egli era stato chiamato in qualità di Cancelliere "per redigere un processo verbale": è qui che Goldoni, affascinato e incuriosito, incontra la pittoresca umanità dei contadini del luogo, e insieme la appassionante vicenda che farà da filo conduttore della commedia.

L'eccezionalità del testo (datato 1752) è data dal fatto che, per la prima e unica volta all'interno del suo sconfinato repertorio, Goldoni rende protagonista d'una sua opera la categoria dei "villani", sorridendo benevolmente della loro ingenua rozzezza, subito utilizzata a fini spettacolari, ma nel contempo sottolineando con ammirazione la loro capacità di riunirsi, di fare comunità, di difendere i propri diritti sino alla rivolta pur di liberarsi di antichi soprusi.

Ridicolmente convinto di poter ancora esercitare dei privilegi superati appare invece il vanesio marchesino Florindo, personificazione di quella nobiltà in declino contro cui Goldoni amava lanciare i suoi strali, denunciandone la perdita dei valori antichi qui limpidamente rappresentati, invece dalla marchesa madre Beatrice, nobile d'animo prima che di nascita. Il filo narrativo della trama vede a loro contrapposta, per una complessa lite sull'eredità del feudo, la giovane Rosaura, insieme dolce e puntigliosa orfanella dell'antico signore del luogo. Quando le incoscienti bizzarrie del Marchesino si spingeranno ad insidiare le donne del paese, la comunità dei villani non esiterà ad insorgere e a schierarsi apertamente dalla parte della fanciulla.

La commedia a quel punto velocemente scivola verso l'immancabile lieto fine, determinato insieme da saggezza popolare e nobiltà antica; ma, soprattutto, magicamente sintetizza un momento storico in cui il popolo prende coscienza di se ribellandosi ad anacronistiche prepotenze. La messinscena de "La Barcaccia" è impreziosita dalla rielaborazione in volgare rustico della parlata dei villani, realizzata dallo studioso Marino Zampieri, che ne ha meticolosamente ricostruito e reinventato il linguaggio attingendo al ricchissimo patrimonio letterario dell'area veneta. La parlata dei villani e il mirabile disegno di personaggi e situazioni insieme concorrono così al trascinante divertimento della commedia, puntualmente garantito da più straordinario inventore di teatro di ieri e, più che mai, anche di oggi.

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