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Ostrega che sbrego!

di Arnaldo Fraccaroli
Regia: Roberto Puliero

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Con

Kety Mazzi
Valentina Avesani
Roberto Puliero
Laura Benassù
Antonio Toma
Franco Cappa
Davide Valieri
Giuseppe Vit
Franca Corradini
Nicola Cancian
Camillo Coronella
Giorgio Rosa
Franco Sollazzo
Claudia Stefani
Matteo Marzari

Scene

Gino Copelli

Costumi

Kety Mazzi

Musiche

Giuliano Crivellente

Tecnici luci e audio

Claudia Stefani e Franco Sollazzo

Personaggi

Costanza Pacifici in Basotto
Catina Bagolin
Piero Basotto ex baritono
Rosina Liprandi
Gennaro Rantoloni impresario
Torquato Spaìso maestro
Gino Stivaloni basso
Olindo Almaviva tenore
Adalgisa Almavivia
Carlo Chiodini
Osvaldo Cafuro baritono
Pasquale Liprandi
I coristi


Azioni coreografiche

Claudia Stefani

Voce soprano

Diana Trivellato

Sarta

Liliana Goroian

Allestimento

Graziano Motta

Trama

La commedia rappresenta uno dei testi più significativi del ricco patrimonio del teatro popolare Veneto a cavallo fra Otto e Novecento, ma è stata nel contempo definite “una delle Opere comiche più efficace dell’intero teatro italiano”. Essa racconta una bizzarra storia di paese, ambientata in un piccolo mondo ove la presenza d’una modesta Compagnia di teatro lirico fa riaffiorare, un giorno, le ambizioni sopite e I sogni lontani dell’ex baritono Piero Basotto, che, accidentalmente “costretto” ad un improvviso ritorno sulle scene, coinvolge in una frenetica sarabanda di emozioni e avvenimenti familiari, vicini, “artisti”, e financo la tipicamente contrastata vicenda amorosa di tante commedie del passato.

Nel raccontare tale intreccio, l’autore costruisce un meccanismo di alto artigianato teatrale; reinventa, in modo assolutamente originale per il suo tempo, l’espediente antico del “teatro nel teatro”; mescola personaggi reali e irresistibilmente farseschi, echi goldoniani e lontane eredità della commedia cinquecentesca. Fra queste ultime vanno certamente annoverate le buffe storpiature della lingua, che, mentre contribuiscono alla creazione d’un linguaggio ricco di umori popolari, sono altresì significative della tensione dei personaggi ad impossessarsi del linguaggio epico dei protagonisti della lirica.

Avviene infatti che, se pure abbondano nella commedia I toni farseschi e le vicende di maniera, del tutto realistico vi appare, invece, lo scanzonato sberleffo di modi, atteggiamenti e manie del teatro lirico di ieri e di sempre, ben note ai “grandi” della scena come ai loro epigoni più sconosciuti. La messainscena de “La Barcaccia”, oltre a rivestire il tutto di ritmo travolgente e scanzonata ironia, punta a collocare la commedia nel contesto storico in cui è nata: tempo di avvenimenti epocali come la Grande Guerra, i cui riflessi, peraltro, sono totalmente spazzati via, sulla scena, dal libero volo d’una fantasia creative capace di inventare un intreccio in cui tanti piccoli personaggi di paese -vicini, in questo, a ciascuno di noi- appaiono soprattutto impegnati a rincorrere ansiosamente I proprio sogni.

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