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La Putta Onorata

di Carlo Goldoni
Regia: Roberto Puliero

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Con

Michela Zanetti
Paolo Martini
Franco Cappa
Giuseppe Vit
Laura Benassù
Davide Valieri
Kety Mazzi
Roberto Puliero
Giorgio Rosa
Fernanda Vettorello
Marco Bagnara
Michele Matrella
Nicola Cancian
Antonio Toma
Claudia Stefani
Giovanni Vit
Giuseppe Antolini
Marisa Avesini
Cristina Sollazzo
Franca Corradini

Scene

Gino Copelli

Costumi

Kety Mazzi

Musiche

Giuliano Crivellente

Personaggi

Beatrice
Ottavio
Brighella
Menego
Bettina
Pasqualino
Catte
Pantalone
Arlecchino
Pasqua
Nane
Lelio
Tita
Scanna
e con





Azioni coreografiche

Claudia Stefani

Tecnici luci audio

Franco Sollazzo e Luciano Bonato

Allestimento

Graziano Motta

Trama

"La putta onorata", scritta nel 1749, si colloca a mezza strada fra le opere giovanili dell'autore, ancorate agli stilemi della Commedia dell'Arte, e le opere più mature, che ancora oggi stupiscono per l'universalità e l'attualità dei contenuti. Il passaggio appare quasi visualizzato sulla scena dalla diversa evoluzione delle maschere: se Pasqualino, con i tipici lazzi del “mamo” innamorato, rimanda addirittura alla buffa ingenuità degli Zanni più antichi, Arlecchino appare già calato in una più realistica dimensione di poveraccio pur conservando la nota famelica gaglioffaggine; se Brighella ha ormai perduto ogni connotato legato alla sua maschera, Pantalone, pur appartenendo all’inizio ancora ridicolmente invaghito d’una giovine, giù si avvia, con il procedere della commedia, a diventare una sorte di portavoce dei sani principi della borghesia.

Accanto a loro , agiscono personaggi magicamente reali, quali Menego “gondolier” e i suoi colleghi con la loro saggezza antica, il giovane nobile e debosciato Ottavio con le sue amorose impuntature e la moglie Beatrice dalle confuse ambizioni; ma soprattutto la “putta” Bettina col suo carico accattivante di ingenuità e di certezze, e la sorella Catte popolaresca e scroccona, che mirabilmente anticipano le grandi figure femminili del teatro goldoniano. Tutti si ritrovano ad agire all’interno d’una trama che, costruita evidentemente sotto l’influenza della commedia erudita e della letteratura romanzesca all’epoca in gran voga, vorticosamente mescola inseguimenti, amori, stratagemmi, corse, botte, duelli, agnizioni e rapimenti…: un disegno narrativo su cui la messinscena de “La Barcaccia” sparge abbondanti dosi di ironia e di variazioni giocose.

Ma la commedia si segnala, nel contempo, per straordinarie anticipazioni di temi e personaggi che si ritroveranno compiutamente realizzati nei successivi capolavori: la critica feroce ad una classe nobiliare che ha ormai dimenticato i suoi principi; l’affascinante mescolanza di finzione e realtà garantita dall’irruzione dei Comici; l’affermazione degli ideali della borghesia; le invenzioni linguistiche del popolo dei barcaroli. Il tutto si fonde in un’avvincente costruzione teatrale, in cui la valenza culturale del recupero felicemente si accompagna al trascinante divertimento garantito da tutte le componenti del grande spettacolo popolare.

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