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Sior Todero Brontolon

Di Carlo Goldoni
Regia: Roberto Puliero

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Con

Elisabetta Tescari
Laura Benassù
Kety Mazzi
Davide Valieri
Roberto Puliero
Giuseppe Vit
Franco Cappa
Nicola Cancian
Daniela Lorenzetto
Marco Consolati

Scene

Gino Copelli

Musiche

Giuliano Crivellente

Costumi

Kety Mazzi

realizzati da:

Giuliana Buonpadre e Maria Pia Zampieri

Personaggi

Marcolina
Cecilia
Fortunata
Pellegrin
Todero
Gregorio
Desiderio
Meneghetto
Zanetta
Nicoletto

Tecnici luci audio

Franco Sollazzo e Luciano Bonato

Allestimento

Graziano Motta

Amministrazione

Marisa Ravazzin

Fotografie

FotoExpress

Trama

1761: Carlo Goldoni ha deciso di trasferirsi in Francia, dove lo attendono con tutti gli onori, per trascorrervi una sere­na vecchiaia. Tutto è già pronto per la partenza: ma egli non può andarsene senza aver prima rispettato l'impegno di lasciare ancora una commedia agli attori del veneziano Teatro San Luca, che, ne, cono in trepida attesa. Nasce così, un pò di fretta, "Sior Todero brontolon", che si rivelerà negli anni uno dei più clamorosi successi comici del repertorio goldoniano. L'arte dei capolavori, illuminati dall'acuta osservazione critica del suo (e del nostro) mondo, capaci di proporre contenuti che ancor oggi stupiscono per l'attualità e l'universalità, lascia qui il posto al sublime artigianato del più straordinario inventore di teatro delle nostre scene, impegnato ad attingere, per la sua frettolosa fatica, ad ogni risorsa del mestiere.

Ecco che si mescolano allora, all'interno di una trama acattivan­te e di trascinante divertimento, personaggi curiosamente tratti sia dalle vicende personali dell'autore che dal suo stesso teatro. Da quest'ultimo arriva certamente Todero, "rustego" di retroguardia cui non appartengono tanto i conflitti generazionali, quanto piuttosto il comico egocentrismo d'un Arlecchino invecchiato. Dalle memorie, per­sonali sembra invece giungere il giovane Meneghetto, autobiografico avvocatino già imbevuto degli ideali della borghesia, pronto ai predicozzi apologetici così come, ai gioiosi corteggiamenti alle dame col "morbin".

E dal teatro e dalla vita insieme arrivano le donne della commedia, Marcolina Fortunata e Cecilia, sempre più avanti Joqii uomini col loro affascinante miscuglio M amorosi entusiasmi e di senso pratico ai limiti del cinismo. E tra finzione e realtà allo stesso modo si confondono il marito "pampalùgo", il giovanottone ingenuo, il subdolo fatto­re, la fanciulla innamorata, l'ormai imperturbabile servitore di casa. Ma a trionfare, alla fine, è soprattutto il teatro -quel teatro così povero, oggi, di artigiani tanto sapienti-, che "La Barcaccia" visua­lizza direttamente sulla scena, dedicandosi, nella realizzazione della commedia, all'ironica affettuosa reinvenzione di quegli espedienti teatrali che, da due secoli ormai, ne hanno puntualmente decretato il successo.

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