Il Ventaglio

di Carlo Goldoni
Regia: Roberto Puliero

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Con

Kety Mazzi
Giulia Vespertini
Matteo Fabris
Marco Consolati
Roberto Puliero
Serena Vinco
Davide Valieri
Francesco Puliero
Sara Turata
Giuseppe Vit
Franco Cappa
Bruno Consolati
Giovanni Vit

Scene

Gino Copelli

Costumi

Kety Mazzi

Musiche

Giuliano Crivellente

Personaggi

Geltruda
Giannina
Evaristo
Crespino
il Conte
Candida
il Barone
Coronato
Susanna
Timoteo
Moracchio
Limoncino
Scavezzo

Sarta

Liliana Goroian

Tecnici luci e audio

Claudia Stefani e Franco Sollazzo

Trama

1764: Goldoni, ritiratosi in Francia per vivere colà una vecchiezza circondata di onori, si trova tuttavia in difficoltà nel rapportarsi con il mondo teatrale d'Oltralpe. La nostalgia di Venezia (che non vedrà mai più), e insieme l'impegno contrattuale a consegnare nuove opere all'impresario Vendraimin, lo spinge allora a scrivere, riservandolo appositamente ai prediletti attori italiani, "il ventaglio": regalando in tal modo al teatro l'ultimo dei suoi capolavori, il più ricco forse di spettacolarità per il movimento continuo e la coralità dell'azione.

La scena è posta in un borgo come tanti, un luogo di fantasia ove si dispiega l'umanità più pittoresca e variegata: un luogo ove rancori. innamoramenti, invidie, pettegolezzi, impulsi, debolezze sembrano sonnecchiare nascosti. Per farli emergere e scoppiare, è sufficiente un pretesto banale quale il casuale e poi incessante andirivieni di un oggetto modesto: all'interno d'una trama lieve e leggera come tante vicende della vita di oggi come di ieri, è un semplice ventaglio ad innescare incontri e scontri, a intrecciare vicende e ambizioni in grado di svelare le eterne debolezze dell'animo umano.

Ma se la descrizione di ripicche e sentimenti magicamente oltrepassa ogni limite temporale, la commedia non rinuncia ad essere insieme specchio del suo tempo, consentendo all'Autore una nuova proposta della sua abituale satira contro la nobiltà decadente dell'epoca. All'interno del piccolo borgo, l'iniziale rispettoso sussiego, con cui il popolo istintivamente ancora guarda ai titolati del luogo, già lascia posto alla palese derisione d'una mobilità ridicolmente saccente, o ridotta ormai a distinguersi solo per una fame arlecchinesca.

Ma la peculiarità dell'opera che maggiormente sorprende oggi, in un'epoca in cui il teatro di prosa sembra ridursi sempre più a risparmiasse messinscena o a esibizioni monologanti, risiede nella prodigiosa abilità tecnica di uno scrittore di teatro, capace di intrecciare contemporaneamente sulla scena sentimenti e vicende di tanti personaggi, costruendo una sorta di meccanismo a orologeria in grado palesamento di anticipare (proprio dalla Francia) le trame vorticose del successivo "vaudeville". Accanto all'acuto disegno dei tredici protagonisti, talvolta pur affidato anche a poche pennellate, la coinvolgente giocosità di personaggi e situazioni ci restituisce, oggi, la soave leggerezza di un teatro capace di essere insieme, luogo di fantasia e specchio del mondo.

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