"La putta onorata", scritta nel 1749, si colloca a mezza strada fra le opere giovanili dell'autore, ancorate agli stilemi della Commedia dell'Arte, e le opere più mature, che ancora oggi stupiscono per l'universalità e l'attualità dei contenuti.
Sotto l'influenza della comedia erudita e della letteratura romanzesca all'epoca in gran voga, essa si segnala per una trama avvincente e vorticosa che mescola inseguimenti, amori, stratagemmi, corse, botte, duelli, agnizioni e rapimenti: un disegno narrativo su cui la messinscena de "La Barcaccia" sparge abbondanti dosi di ironia e di variazioni giocose.
Ma la commedia si segnale nel contempo per straordinarie anticipazioni di temi e personaggi che si ritroveranno compiutamente realizzati nei successivi capolavori: la critica feroce ad una classe nobiliare che ha ormai dimenticato i suoi principi; l'affascinante mescolanza di finzione e realtà garantita dall'irruzione dei Comici; le invenzioni linguistiche del popolo dei barcaioli; l'affermazione degli ideali della borghesia. Di questi ultimi è già portavoce Pantalone, che non ha più la psicologia approssimativa della Commedia dell'Arte: mentre Arlecchino s'è calato nella nuova realtà di poveraccio conservando la famelica gaglioffaggine antica, e Pasqualino continua a richiamare il tipico "mamo" innamorato.
Ma, accanto a loro, agiscono personaggi magicamente reali, quali la popolaresca scroccona Catte, il giovane debosciato Ottavio e soprattutto la "putta" Bettina, che mirabilmente anticipa le grandi figure femminili del teatro goldoniano.
E il tutto consente così di realizzare un grande spettacolo popolare, di quelli che ormai "non se ne vedono più", appositamente costruito per l'impagabile scenario del nostro teatro piuù antico.